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Germania, la medaglia controversa del soldato Berges

Venerdì 25 Settembre 2009, 12:30 in Uentisette di
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Non accadeva dal 1945 che la Germania assegnasse una medaglia al valore a dei soldati impegnati in missioni all'estero.

È successo poche settimane fa, a Berlino. La cancelliera Angela Merkel ha premiato Jan Berges (nella foto con la Merkel e il Ministro della difesa Franz Josef Jung) e tre dei suoi camerata, tutti e quattro reduci da una missione in Afhanistan. Un gesto che altrove sarebbe passato inosservato ma che qui ha suscitato numerose polemiche anche in vista delle elezioni di domenica prossima.

Era l'ottobre del 2008, nella cittadina afgana di Haji Amanulla, nel sud del paese, otto soldati tedeschi erano appostati sul ciglio della strada controllando i veicoli al passaggio. Poi ci fu l'esplosione, una violenta deflagrazione che sollevò una nuvola nera di polvere mentre una voce dalla radio urlava: "attentato suicida contro i paracadutisti".

Sentendo quel messaggio quattro soldati tedeschi decisero di recarsi sul posto senza attendere ordini superiori e si trovarono davanti uno spettacolo raccapricciante. Ci vollero più di cinque ore ai quatto per recuperare i corpi di due soldati e di cinque bambini afgani uccisi. Jan Berges, 29 anni, era uno dei quattro.

"Essere riconosciuti per ciò che abbiamo fatto è una buona cosa, anche se le nostre azioni riposano su una tragedia", ha dichiarato il soldato Berges.

A guidare le polemiche è stata infatti la consapevolezza che la dimostrazione di valore dei soldati fosse strettamente legata alla morte dei colleghi. Una situazione che ha riacceso il dibattito  sulla presenza del contingente tedesco in territorio afgano anche in seguito alla strage aerea del 4 settembre scorso.

Eppure, nonostante Jan e i suoi compagni ammettano che negli ultimi mesi  "la natura della missione ha preso un altro aspetto, che prevede scontri diretti col nemico ogni giorno", nessuno di loro parla di "guerra" e rifiutano di esprimersi sull'utilità di un dialogo con i talebani. Si fanno però sfuggire che "un raid come quello del 4 settembre ha fatto guadagnare 3 o 4 punti alla sinistra radicale in corsa alle elezioni. È il partito Die Linke a guadagnarci, lo stesso che si batte per il ritorno delle truppe dall'Afghanistan".

Che siano eroi o solo buoni soldati, sono però tutti consapevoli che dietro ogni loro azione o missione si agiterà sempre il fantasma della politica.

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