Il bello di sentirsi europei ai tempi della rete
Un merito l'Italia ce l'ha. Sull'utilizzo dei fondi comunitari il Belpaese risulta oggi essere tra i migliori utilizzatori di fondi strutturali, facendo registrare mediamente risorse disimpegnate per lo 0,37 per cento, meglio di quanto non facciano Regno Unito, Francia, Germania e Belgio. Lo ha detto la presidente della Commissione Politiche dell' Unione Europea del Senato, Rossana Boldi, presentando l'indagine conoscitiva sui profili di utilizzo e controllo dei fondi comunitari in Italia, presentando lo studio oggi in Senato.
"Quella dell' utilizzazione - ha sottolineato la sen. Boldi - e' dunque una questione che spesso viene posta in modo inesatto: l'Italia evidenzia un problema di qualità e non di quantità delle risorse impiegate. In prospettiva questa criticità assume una rilevanza ulteriore, dal momento che sarà importante dimostrare non solo di saper spendere, ma anche di saper spendere bene, in vista della probabile revisione della politica di coesione orientata alla sua rinazionalizzazione, cioè tenendo conto di altri nuovi paesi, una tendenza fortemente sostenuta dalle nazioni del Nord".
Uno dei motivi principali per cui regioni e Stato centrale faticano ad impostare investimenti infrastrutturali importanti "e' legato - e' detto nella indagine della Commissione - all' elevato numero di anni necessari in Italia per realizzarli. Per esempio, per una linea di alta velocità sono necessari cinque anni per la sola progettazione e nove per la realizzazione del progetto,
mentre in Paesi come la Francia o la Spagna (quindi realtà non molto diverse dalla nostra) l'intero ciclo richiede una media di sette anni.
Analogo discorso vale per le metropolitane: in Francia e Spagna occorrono tre anni e mezzo, in Italia sette". La soluzione? "Per cercare di velocizzare la realizzazione di investimenti si potrebbe ricorrere a leggi obiettivo di natura regionale per sbloccare le opere di minore dimensione e a interventi di snellimento delle procedure amministrazione per la realizzazione delle opere pubbliche". Un altro elemento, si legge nella indagine conoscitiva, che incide notevolmente nel rallentare il processo di realizzazione degli investimenti "è l'effetto sospensivo anche nella fase della seconda istanza amministrativa presso il Consiglio di Stato. Il doppio livello di ricorso bloccante, Tar e appunto Consiglio di Stato, e' in grado di interrompere repentinamente qualunque opera che costituisce una peculiarità tutta italiana rallentando opere e progetti". (cotinua)
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